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IVA in Thailandia per le imprese: aliquote, rimborsi e insidie nel 2026
Il sistema dell'imposta sul valore aggiunto in Thailandia è spesso sottovalutato dagli imprenditori internazionali che operano nel Paese. Eppure, gestire correttamente l'IVA thailandese (denominata localmente VAT, Value Added Tax) può fare la differenza tra una struttura commerciale efficiente e un'esposizione fiscale costosa. Con un'aliquota ridotta al 7% mantenuta in vigore attraverso decreti reali rinnovati periodicamente, il sistema offre opportunità concrete, ma nasconde anche trappole poco visibili.
Chiunque importi merci, esporti prodotti thailandesi o offra servizi digitali nel Paese deve comprendere le regole fondamentali: chi è obbligato a registrarsi, quando si ha diritto al rimborso e quali errori costano di più. Questo articolo analizza ogni scenario in modo pratico, con un focus su importatori, esportatori e aziende con strutture internazionali.
Risposta rapida
- Aliquota IVA vigente nel 2026: 7% (l'aliquota legale è del 10%, ma quella ridotta è in vigore dal 1997 e viene rinnovata con regolarità)
- Soglia di registrazione obbligatoria: fatturato superiore a 1,8 milioni di baht l'anno (circa 50.000 USD)
- Esportazioni di merci dalla Thailandia: soggette a IVA allo 0%, con diritto al rimborso dell'IVA a monte
- Importazioni: IVA applicata al momento dello sdoganamento, insieme ai dazi doganali
- Scadenza dichiarazione (modulo Por Por 30): entro il 15 del mese successivo al periodo di riferimento
- Rimborso IVA per gli esportatori: richiedibile entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione
Scenari e opzioni
Scenario 1 - Importazione di merci per la rivendita sul mercato interno
Chi importa merce dalla Cina o dal Vietnam per rivenderla ai distributori locali paga l'IVA al 7% sul valore CIF al momento dello sdoganamento. Questa IVA a monte (input tax) può essere compensata con l'IVA a valle (output tax) generata dalle vendite. Se il margine commerciale è del 30%, l'azienda versa al fisco solo la differenza.
Condizione indispensabile: l'impresa deve essere registrata come soggetto IVA presso il Revenue Department (Dipartimento delle Entrate). Senza registrazione, l'IVA pagata sull'importazione non è recuperabile e rappresenta un costo netto definitivo.
Scenario 2 - Esportazione dalla Thailandia
Chi acquista prodotti thailandesi e li esporta verso mercati internazionali beneficia dell'aliquota 0%. Tutta l'IVA pagata ai fornitori locali è rimborsabile. Questo rende la Thailandia particolarmente interessante come hub di sourcing per aziende con operazioni regionali.
In pratica, i tempi di rimborso variano da 45 giorni a 6 mesi. Le società con una storia fiscale consolidata e bilanci certificati ricevono il rimborso più rapidamente. Le nuove società possono essere soggette a verifiche in loco da parte del Revenue Department.
Scenario 3 - Servizi e business digitale
Dal 2021, la Thailandia applica l'IVA ai servizi elettronici forniti da soggetti non residenti a consumatori thailandesi (secondo il modello OCSE). Chi vende un prodotto SaaS o servizi digitali a clienti in Thailandia con un fatturato superiore alla soglia deve registrarsi tramite il sistema VES (VAT on Electronic Services) e versare il 7%.
Scenario 4 - Zone franche e IEAT
Le merci introdotte nelle Free Zone gestite dall'IEAT (Industrial Estate Authority of Thailand) sono esenti da IVA e dazi doganali fino all'immissione in libera pratica nel territorio nazionale. Per le attività di riesportazione, questo permette di stoccare, selezionare e reimballare i prodotti senza oneri fiscali immediati, esportando poi con aliquota zero.
Scenario 5 - Società con incentivi BOI
Le imprese che beneficiano delle agevolazioni del Board of Investment (BOI) ottengono l'esenzione dai dazi doganali su materie prime e macchinari. Tuttavia, l'IVA sull'importazione viene comunque applicata e deve essere recuperata come input tax nella dichiarazione mensile. Un equivoco frequente tra gli imprenditori è credere che il BOI elimini ogni onere fiscale all'ingresso: non è così.
Tabella comparativa
| Parametro | Importazione-Rivendita | Esportazione dalla Thailandia | Zona Franca IEAT | Società BOI |
|---|---|---|---|---|
| Aliquota IVA | 7% | 0% | Differita all'uscita | 7% (recuperabile) |
| Recupero IVA a monte | Compensazione mensile | Rimborso integrale | Non applicabile in zona | Compensazione mensile |
| Tempi di recupero | Mensile | 45-180 giorni | Non applicabile | Mensile |
| Registrazione IVA obbligatoria | Sì, oltre 1,8 mln baht | Sì | Dipende dalle operazioni | Sì |
| Dazi doganali | Standard (0-80%) | Non applicabili | Differiti | Esenti per BOI |
| Rischio di verifica fiscale | Medio | Alto (per i rimborsi) | Basso | Medio |
Rischi principali ed errori
1. Ritardo nella registrazione IVA. Se il fatturato supera 1,8 milioni di baht senza che l'azienda sia registrata, il Revenue Department può applicare l'IVA retroattivamente con una sanzione fino al 200% dell'imposta non versata, più interessi dell'1,5% mensile.
2. Fatture fiscali (Tax Invoice) non conformi. La fattura fiscale thailandese deve riportare il codice TIN a 13 cifre di acquirente e venditore, la data, la descrizione della merce e l'IVA indicata separatamente. Senza una fattura corretta, l'input tax non è recuperabile.
3. Commistione tra operazioni imponibili e non imponibili. Se un'azienda svolge attività sia soggette a IVA sia esenti (ad esempio vendita di merci e locazione di terreni non edificati), l'input tax deve essere ripartita proporzionalmente. Errori nella ripartizione sono una delle cause più comuni di accertamenti fiscali.
4. Rimborso IVA su esportazioni fittizie. Le esportazioni simulate sono monitorate con attenzione dal Revenue Department, che incrocia dichiarazioni doganali, documenti di trasporto e bonifici bancari. Le sanzioni possono avere rilevanza penale.
5. Omissione della dichiarazione mensile. Il modulo Por Por 30 va presentato ogni mese, anche in assenza di operazioni. La mancata presentazione comporta una sanzione da 1.000 a 2.000 baht per periodo, che si accumula nel tempo e crea precedenti negativi nel profilo fiscale aziendale.
6. Utilizzo di conti personali per pagamenti aziendali. Il Revenue Department ha accesso ai dati bancari in sede di verifica. Transazioni su conti privati possono invalidare l'intera posizione IVA dell'azienda.
FAQ
Qual è l'aliquota IVA effettiva in Thailandia nel 2026? L'aliquota applicata è il 7%. La legge prevede formalmente il 10%, ma dal 1997 è in vigore l'aliquota ridotta, rinnovata con decreto reale. Ai fini della pianificazione aziendale si può basare tutto sul 7%.
Una società straniera deve registrarsi ai fini IVA in Thailandia? Sì, se l'impresa è costituita in Thailandia (Thai Ltd. o filiale) e il fatturato supera 1,8 milioni di baht l'anno. La registrazione volontaria è possibile anche sotto soglia ed è vantaggiosa per chi esporta, per accedere ai rimborsi.
Quanto tempo richiede il rimborso IVA per gli esportatori? Da 45 giorni per le società con storico fiscale positivo fino a 6 mesi o più per le nuove imprese o in caso di irregolarità documentali. La presenza di bilanci certificati da un revisore accelera il processo.
L'affitto di immobili commerciali è soggetto a IVA? Sì. La locazione di locali commerciali (magazzini, uffici) è soggetta all'IVA al 7%. La locazione di immobili residenziali è invece esente. Questa distinzione è rilevante per chi pianifica operazioni logistiche o uffici in Thailandia.
È possibile recuperare l'IVA sull'acquisto di un'automobile aziendale? No. La normativa thailandese esclude espressamente il recupero dell'input tax sulle autovetture e sulle spese di rappresentanza. L'unica eccezione riguarda le aziende il cui core business è il trasporto di persone o merci.
Quali beni e servizi sono esenti da IVA? Sono esenti: prodotti agricoli non trasformati, servizi medici e di istruzione, servizi bancari e finanziari. Le transazioni immobiliari (vendita e locazione) sono soggette alla Specific Business Tax (SBT) e non all'IVA ordinaria.
Quali sono le sanzioni per la presentazione tardiva della dichiarazione? Una multa di 200 baht per il primo mese di ritardo, poi da 1.000 a 2.000 baht per i periodi successivi, più interessi dell'1,5% mensile sull'imposta non versata. In caso di violazioni sistematiche, il Revenue Department può revocare la registrazione IVA.
È obbligatorio un commercialista thailandese per la gestione dell'IVA? Sì. La legge richiede che la contabilità delle società in Thailandia sia tenuta da un contabile certificato con licenza CPD. Un professionista straniero non può firmare le dichiarazioni fiscali. I costi di contabilità variano da 5.000 a 25.000 baht al mese in base al volume delle operazioni.
Come funziona l'IVA nell'e-commerce transfrontaliero? Chi vende beni digitali a consumatori thailandesi dall'estero con fatturato sopra soglia deve registrarsi nel sistema VES. Per i beni fisici spediti dalla Thailandia verso l'estero si applicano le regole standard sull'esportazione con aliquota zero.
Per gli imprenditori internazionali che usano la Thailandia come base per operazioni commerciali nel Sud-est asiatico, una gestione corretta dell'IVA non è semplice burocrazia. È un vantaggio competitivo diretto: il rimborso del 7% sull'export, il corretto utilizzo delle zone franche e la registrazione tempestiva influiscono direttamente sulla marginalità. E un'impresa con margini solidi trova spesso nella Thailandia anche una destinazione naturale per gli investimenti immobiliari.
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