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Thailandia sotto la lente: 125.622 aziende controllate nella caccia ai prestanome immobiliari

14 settembre 2026

Questo materiale è stato redatto con l'ausilio dell'intelligenza artificiale e verificato da una persona. Responsabilità editoriale: Aster Of Asia Co., Ltd..

Responsabile del contenuto: Leonid Ustinov, Aster Of Asia Co., Ltd.

Redazione di Aster of Asia


Il Ministero del Commercio thailandese ha messo sotto osservazione 125.622 aziende. Il criterio è semplice: società tailandese con terreno o condominio registrato e una traccia di capitale straniero nella compagine sociale. Nessuna di queste aziende è ancora formalmente accusata di alcunché, ma tutte sono entrate nella stessa lista di controllo.

Se possedete una villa a Phuket o a Bang Sarai attraverso una società tailandese in cui il 51% delle quote è registrato a persone incontrate una sola volta davanti al notaio, questa notizia vi riguarda direttamente, non in teoria e non in un futuro indefinito. Un appartamento acquistato nella foreign quota di un condominio resta la forma di proprietà più trasparente per un non residente, mentre lo schema societario per la terra viene ora esaminato non a campione, ma attraverso un incrocio massivo di dati condiviso da otto enti governativi.

Fatti chiave

  • Il Department of Business Development (DBD), sotto il Ministero del Commercio, sta effettuando lo screening di 125.622 aziende per individuare strutture nominee attraverso cui stranieri controllano terreni e condomini.

  • Nei registri figurano 36.277 società con partecipazione straniera, proprietarie di 305.838 lotti di terreno per una superficie complessiva di circa 1.064.265,38 rai, pari a circa 1.703 km2, un'area paragonabile a Samut Prakan e Nonthaburi messe insieme.

  • Le autorità precisano che questi numeri costituiscono la base per la verifica, non un elenco di violazioni accertate.

  • La concentrazione maggiore di queste società si registra a Bangkok e Chonburi, seguite da Samut Prakan, Pathum Thani, Nonthaburi e Rayong.

  • Nella fase precedente dell'operazione, la revisione aveva incrociato 125.662 entità sotto supervisione: 123.542 risultavano titolari di atti di proprietà, 87.265 interamente tailandesi e 36.277 con qualche partecipazione straniera.

  • Lo scambio di dati coinvolge DBD, Department of Lands, Department of Provincial Administration, Ministero dell'Interno, polizia, DSI, l'autorità antiriciclaggio AMLO, BOI, IEAT e i governatori provinciali.

  • Il controllo non si limita allo stato attuale dei registri: è previsto anche l'esame delle registrazioni storiche e dei collegamenti tra società, cioè delle transazioni degli anni passati.

Storia e contesto

Il divieto per gli stranieri di possedere terra in Thailandia è più antico della maggior parte degli investitori oggi attivi sul mercato, e i tentativi di eluderlo sono iniziati praticamente lo stesso giorno in cui è entrato in vigore. Lo schema è noto a chiunque abbia comprato una villa: si registra una società tailandese, il 51% delle quote viene distribuito a cittadini tailandesi, allo straniero restano il 49% più diritti di voto privilegiati, potere di firma e un contratto di pegno sulle azioni. Sulla carta la legge è rispettata. Nella realtà la società viene creata per un singolo immobile, non svolge attività operativa, e gli azionisti tailandesi non sono in grado di spiegare da dove provengano i fondi versati per la loro quota.

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Lo Stato lo sa da tempo. Già nel 2006 il Ministero dell'Interno aveva inviato agli uffici catastali un'istruzione per verificare l'origine dei redditi degli azionisti tailandesi quando una società con partecipazione straniera acquistava terreno. L'istruzione ha funzionato esattamente come funzionano le regole senza dati centralizzati: in alcune province l'ufficio catastale richiedeva estratti bancari, in altre timbrava tutto in un quarto d'ora. Questa disparità tra la prassi di Phuket e quella, per esempio, di Rayong, è stata per anni oggetto di un'intera industria di consulenza.

Ciò che cambia davvero nella campagna del 2026 non è la retorica, ma l'infrastruttura. In passato le strutture nominee venivano scoperte grazie a una denuncia, a un caso mediatico o a un'inchiesta giornalistica. Ora il DBD incrocia il registro delle società con il database del Department of Lands e trasmette i risultati ad AMLO e DSI. Quando 305.838 lotti vengono sovrapposti ai dati sulla residenza degli azionisti e sui movimenti di capitale, un controllo che prima richiedeva mesi diventa una semplice interrogazione al database.

La geografia della lista parla da sola. Bangkok era prevedibile: qui si concentrano società operative reali con capitale straniero, e la maggior parte non sarà toccata dallo screening. Chonburi, però, significa Pattaya, Bang Sarai, Na Kluea e decine di complessi di ville acquistate negli ultimi cinque anni soprattutto da compratori russofoni, cinesi e indiani. È lì che la densità di società il cui unico asset è una casa con piscina raggiunge il massimo.

Una dinamica simile si osserva anche altrove: secondo un'inchiesta della stampa specializzata thailandese, a Koh Phangan e Koh Samui sono state segnalate 11.426 aziende con quote straniere, di cui oltre 7.000 sospettate di utilizzare schemi nominee illegali nei settori immobiliare, turistico e dell'hospitality, segno che il fenomeno non riguarda solo la costa orientale ma l'intero arcipelago turistico del Paese.

Vale la pena chiarire cosa non funziona, anche se viene venduto da anni come sicuro. Primo: la promessa che 'la società è assolutamente sicura, lo fanno tutti'. L'articolo 36 del Foreign Business Act prevede responsabilità sia per lo straniero sia per il tailandese che accetta di fare da prestanome, con pene fino alla reclusione e multe fino a un milione di baht, oltre all'ordine giudiziario di liquidare la struttura. La diffusione dello schema non è mai stata una protezione legale, e con uno screening massivo diventa proprio il criterio con cui il database viene filtrato.

Secondo: l'affitto trentennale con la promessa di due rinnovi automatici. Nell'ufficio catastale viene registrato solo il primo periodo di trent'anni. La clausola di rinnovo, secondo la giurisprudenza consolidata, non vincola il nuovo proprietario del terreno se questi lo acquista dal vostro locatore originario. Un contratto con opzione di rinnovo vale esattamente quanto la solvibilità e la buona fede di quel particolare proprietario, tra vent'anni.

Terzo, e questo riguarda il mercato nel suo insieme: l'ondata di controlli farà probabilmente affluire sul mercato secondario parte dell'offerta di ville a prezzi inferiori alle richieste attuali, perché i proprietari con strutture fragili vorranno uscire prima che arrivi la richiesta del DBD. Per chi compra in contanti è una finestra di opportunità, ma con delle insidie: si acquista l'immobile insieme alla sua storia, e ora quella storia viene verificata anche a ritroso.

La nostra valutazione è netta: se il budget consente di scegliere tra una villa tramite società e un appartamento in foreign quota di valore comparabile, nel 2026 conviene l'appartamento. La foreign quota significa nome proprio sul chanote, libera rivendita, rimpatrio dei fondi tramite modulo FET e zero complicazioni in caso di successione. C'è un'eccezione importante: se serve davvero una casa con terreno per residenza permanente, e non un asset da reddito, la soluzione corretta è un contratto di locazione a lungo termine registrato, con servitù e diritto di usufrutto, redatto da un avvocato regolarmente abilitato, non copiato dal modello societario dell'ufficio dietro l'angolo.

FAQ

Uno straniero può possedere terra in Thailandia?

In linea generale no. Le eccezioni sono puntuali: investimenti tramite il BOI, terreni in zone industriali IEAT e raramente permessi speciali legati a investimenti rilevanti in asset tailandesi. Il terreno per una villa privata non rientra in queste eccezioni. Per questo nei registri figurano 36.277 società con partecipazione straniera che detengono 305.838 lotti.

Cosa si intende per proprietà nominee?

È la situazione in cui un azionista tailandese detiene formalmente il 51% delle quote ma non ha investito fondi propri, non partecipa alla gestione e non assume rischi, mentre il controllo effettivo è nelle mani dello straniero. La domanda chiave delle autorità è semplice: da dove provengono i soldi con cui l'azionista tailandese ha pagato la sua quota?

La mia società è già sotto indagine se compare nella lista delle 125.622?

Finire nel campione non equivale a un'accusa. Le autorità hanno chiarito che i numeri servono come base per lo screening, non come elenco di violazioni. Significa però che i vostri documenti verranno confrontati con i database del Department of Lands e dell'AMLO.

Quali province vengono controllate più intensamente?

Bangkok e Chonburi presentano la concentrazione più alta di società nel campione. Nelle suddivisioni compaiono anche Samut Prakan, Pathum Thani, Nonthaburi e Rayong: centri economici e turistici dove la densità di capitale straniero è superiore alla media nazionale.

Quanto costa una violazione?

Il Foreign Business Act prevede una multa fino a 1 milione di baht, la reclusione fino a tre anni e un ordine giudiziario di cessazione della proprietà, cioè la vendita forzata dell'asset. La responsabilità coinvolge anche il cittadino tailandese che ha agito come prestanome.

Un appartamento in condominio rientra in questo controllo?

Se è acquistato da una persona fisica nell'ambito della foreign quota (fino al 49% della superficie residenziale totale dell'edificio) e pagato con bonifico dall'estero documentato tramite modulo FET, la questione è chiusa. Il controllo riguarda le persone giuridiche, comprese le società a cui sono registrati appartamenti oltre la foreign quota.

Verranno controllate anche le transazioni degli anni passati?

È prevista l'analisi delle registrazioni storiche e dei collegamenti tra società. La prescrizione sulle violazioni di registrazione non protegge quanto si vorrebbe: se la struttura esiste ancora oggi, la violazione è considerata in corso.

Cosa dovrebbe fare subito chi possiede una villa tramite società?

Recuperare i documenti costitutivi, verificare se esiste prova del pagamento reale delle quote da parte degli azionisti tailandesi, controllare se il bilancio è stato depositato per tutti gli anni e se i propri prestanome risultano azionisti in altre decine di società simili. Quest'ultimo punto è il motivo più frequente di verifica: un singolo cittadino tailandese presente come azionista in trenta società diverse viene individuato dal database alla prima interrogazione.

Fonte: Nation Thailand

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